Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino
(Cento 1591 – Bologna 1666)

Lucrezia

Olio su tela, cm 56 x 51


Quella di Lucrezia è una favola antica, narrata da Tito Livio (I, 58; ed. 1841, I, p. 137). Ferro e fuoco in quei giorni lontani; a rimetterci è proprio l’eroina, esempio preclaro di virtù e agnello sacrificale, col cui sangue si bagna la nascita della res publica romana. Violata nottetempo da Sesto Tarquinio, figlio dell’ultimo re di Roma Tarquinio il Superbo (e già il nome del padre la dice lunga sul carattere di famiglia), la bella moglie di Collatino non sopporta il disonore e si toglie la vita trafiggendosi il petto con un pugnale. Padre, marito e un manipolo di animosi compari la vendicano e, guidando la sommossa che ricaccia i Tarquini in Etruria, prendono il potere a Roma. Starà cercando il conforto degli Dei, quello sguardo rivolto al cielo (o si chiederà forse dove fosse finita l’arma letale, assente dalla tela)?