Giuseppe Maria Crespi detto lo Spagnuolo
(Bologna 1665 – 1747)

La strage degli innocenti

Olio su tela, cm 67,5 x 94


È «La Strage degli Innocenti … Simile a quella che intagliò in rame» (fig. 11) che faceva e ancora fa coppia col «San Giovanni Battista battezza molte figure con Paese, mezzana grandezza» che Oretti ricorda in palazzo Aldrovandi, in Strada di Galliera (ms. B 104, parte II, c. 6). Di Stragi Lo Spagnuolo ne dipinge molte, e ne incide un paio. Ne aveva una il marisciallo Caprara a Vienna, il Principe di Dizeldorf (barattata con «un bacile d’argento, col suo vaso da versar acqua, compagno, e una collana con medaglia d’oro di molto valore»), e una stava presso i Bocchineri di Prato, racconta lo Zanotti. Anche se quella che più si ricorda, grazie alla novella picaresca del biografo, è la tela degli Uffizi. Dipinta per un prete che non volle saldarla (ma che tentò d’impadronirsene con la forza), difesa con l’archibugio dal pittore, fu da questi arrotolata, calata da una finestra, portata sotto braccio fino a Firenze, poi in barca lungo l’Arno, per farne infine dono al Gran Duca di Toscana, assicurandosene per sempre l’appoggio e l’amicizia.


Fig. 11: Giuseppe Maria Crespi detto lo Spagnuolo, La strage degli innocenti. Milano, collezione privata.