Giovanni Luteri, detto Dosso Dossi
(Tramuschio (?), circa 1486 – Ferrara, circa 1542)

Il risveglio di Venere

Olio su tela, cm 120 x 157


«Dal sen di Teti a scolorir le stelle
Era già sorta l’apollinea face:
E su’l mattin, dai duri amplessi sciolta
Del vecchio sposo, in su le molli piume
Venere ancora giacea»
(Stazio 1840, Silvarum Liber I, Epitalamio pel maritaggio di Stella e Violantilla, p. 1490).

Si sgola il faretrato Amore, confuso sulla carta da zucchero delle nubi, tanto che l’assonnata dea si fa scudo con la mano alla vista, a cercare la ragione di tanto baccano.
Sul principiare del bosco, sono i due amanti cui si dedica il dipinto (o così si è immaginato; forse Alfonso I d'Este, duca di Ferrara, e Laura Dianti, da lui detta Eustochia). Chi li dipinge è quel Luteri detto Dosso che l’Ariosto, a confronto degli antichi maestri:

«…Apelle, più di tutti questi noto,
E Zeusi …»
poneva al fianco di:
«Leonardo, Andrea Mantegna, Gian Bellino,
[…] e quel ch’a par sculpe e colora,
Michel, più che mortale, Angel divino;
Bastiano, Rafael, Tizian ch’onora;
Non men Cador, che quei Venezia e Urbino» (1532, Canto XXXIII).