Famiglia Crespi
(Bologna, metà e oltre del XVIII secolo)

Giuseppe e il serpente di bronzo

Olio su tela, cm 103 x 85


Zitto e cammina, era il tacito monito; «ma il popolo – guidato da Mosè, partito dal monte Cor in marcia verso il Mar Rosso – non sopportò il viaggio», lamentandosi: «Perché ci avete fatti uscire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? … Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti velenosi i quali mordevano la gente e un gran numero d’Israeliti morì». Si salvava, però, chi avesse guardato la serpe di bronzo eretta dal profeta dietro ordine del Signore, mosso a compassione (Antico Testamento: 21, 4-9). Tale fu l’effetto miracoloso, che ancora tempo dopo «gli Israeliti gli bruciavano incenso e lo chiamavano Necustan» (poi abbattuto dal re Ezechia figlio di Acaz, re di Giuda). Crespi e la sua Famiglia paiono ispirarsi a una stampa tratta nel 1597 da un dipinto del faentino Fenzoni (fig. 9).


 

Fig. 9: Francesco Villamena, Giuseppe e il serpente di bronzo. Londra, The British Museum.