Lorenzo Sabatini
(Bologna 1530 – Roma 1576)

Giuditta con la testa di Oloferne

Olio su tela, cm 110 x 85


Fredda e compassata, come un macellaio nel servire un taglio di bue; il grembiule porporato, il piano in marmo, macchiato di sangue. Il banco è allestito nell’androne d’un palazzo, i pesanti drappi di verde ossido di cromo proteggono da sguardi indiscreti, e il fondo è quello della notte. Tiene la testa per la barba arricciata; l’occhio a mezz’asta e la bocca semichiusa parlano d’una morte repentina del prode assiro; nel sonno, atradimento. A nulla è servito il suo cimiero, d’acciaio scintillante, coi paragnatidi aguzzi come due lame di coltello, posto accanto al capo che doveva proteggere; come a ricordarci che, a dispetto d’ogni corazza, omnia vincit Amor. Motto che piacque anche ad Agostino Carracci, che tradusse il quadro con minime correzioni (fig. 7).


Fig. 7: Agostino Carracci, Giuditta con la testa di Oloferne. Londra, The British Museum.